Vincenzo Bellini

Primogenito di una modesta famiglia di musicisti d’origine abruzzese, Vincenzo Bellini vide la luce a Catania il 3 novembre 1801, da Rosario Bellini e Agata Ferlito. Il nonno Vincenzo Tobia, originario di Torricella (Chieti), si era trasferito a Catania nel 1763, dopo aver compiuto gli studi nel Conservatorio di S. Onofrio a Napoli. Nella città etnea ricoprì il ruolo di maestro di cappella del Senato cittadino e prestò servizio presso la nobile famiglia Paternò Castello dei principi di Biscari. Il padre Rosario avrebbe seguito le orme del genitore, senza tuttavia conquistarsi un posto di primo piano nell’ambiente musicale cittadino, riuscendo a stento a mantenere la famiglia con i proventi delle sue attività.

L’educazione musicale del giovane Bellini s’inscrive nel solco della tradizione familiare: manifestata una natura precoce nell’arte dei suoni, le sue prime composizioni dipendono dagli insegnamenti del padre e del nonno e appartengono in gran parte al genere della musica da chiesa, di gran lunga preponderante nel sistema produttivo della musica a Catania. Grazie alla reputazione dell’avo paterno, e al sostegno del patronato cittadino, nel 1819 Bellini ottenne dal Decurionato (Comune) di Catania una borsa di studio per frequentare il Real Collegio di musica di Napoli. Suoi insegnanti furono alcuni dei maggiori esponenti della tradizione locale: dagli anziani Giovanni Furno e Giacomo Tritto, all’autorevole Nicola Zingarelli. Bellini approfondisce la conoscenza dell’armonia, del contrappunto e della tecnica vocale attraverso lo studio di partiture sia religiose sia teatrali della scuola napoletana settecentesca, nonché dei lavori strumentali di Haydn e Mozart. Decisivo per la sua formazione anche l’ascolto delle opere di Rossini, in quegli anni dominatore assoluto delle scene napoletane, così come delle più recenti composizioni di Spontini e Mayr e dei primi tentativi operistici di Mercadante, Pacini e Donizetti. A scuola si lega di stretta amicizia a un compagno di studi, Francesco Florimo, destinato a diventare il suo principale corrispondente epistolare. Accanto alla musica sacra e strumentale, perni della formazione musicale scolastica, troviamo le liriche giovanili in àmbito vocale, che servono anche a introdurlo nei contesti della socialità privata napoletana. È del 1824 la sua prima composizione a stampa, l’arietta Dolente immagine di Fille mia.

A coronamento del cursus studiorum, nel febbraio 1825, Bellini presentò il suo primo lavoro teatrale, messo in scena nel teatro del Conservatorio: Adelson e Salvini, su libretto di Andrea Leone Tottola, è un’opera semiseria che, secondo l’uso partenopeo, prevedeva dialoghi parlati e una parte buffa in dialetto. Il buon successo tributato a questo saggio finale indusse l’impresario Domenico Barbaja ad affidare a Bellini la composizione di un’opera seria per il Teatro di San Carlo di Napoli. Su libretto di Domenico Gilardoni, Bianca e Fernando andò in scena il 30 maggio 1826 col titolo mutato (per ragioni di etichetta politica: Ferdinando era il nome del principe ereditario) in Bianca e Gernando. Ancora un successo, in seguito al quale Barbaja (che gestiva teatri anche al di fuori dei confini del regno borbonico) offrì a Bellini una scrittura per il Teatro alla Scala. Il 5 aprile 1827 il musicista partì alla volta di Milano.

Bellini soggiornò a Milano dal 1827 al 1833, dove al ritmo di circa un’opera all’anno lavorò insieme al librettista genovese Felice Romani a sei titoli nuovi, a un rifacimento e a un progetto rimasto allo stato di abbozzo: Il pirata (Milano, Teatro alla Scala, 1827), una nuova versione di Bianca e Fernando (Genova, Teatro Carlo Felice, 1828), La straniera (Milano, Teatro alla Scala, 1829), Zaira (Parma, per l’inaugurazione del neo eretto Teatro Ducale, 1829), I Capuleti e i Montecchi (Venezia, Teatro La Fenice, 1830), l’incompiuto Ernani (autunno 1830), La sonnambula (Milano, Teatro Carcano, 1831), Norma (Milano, Teatro alla Scala, 1831) e Beatrice di Tenda (Venezia, Teatro La Fenice, 1833). Entrato ben presto nelle grazie della migliore società lombardo-veneta, il musicista stringe relazioni proficue sul piano professionale e tesse quei rapporti amorosi che hanno a lungo alimentato la sua fama letteraria di seduttore.

Da Milano, Bellini partì alla volta dell’Europa forte di una fama ormai sovranazionale: nell’aprile 1833 fu a Londra per assistere alla messinscena di tre sue opere al King’s Theatre, Il pirata, Norma e I Capuleti, e al successo della Sonnambula in versione inglese al Drury Lane Theatre, protagonista Maria Malibran. Alla fine dell’estate si trasferirà a Parigi: nella capitale francese ascolta per la prima volta dal vivo le Sinfonie di Beethoven, consolida i rapporti con Rossini, che funge da consulente artistico per il Théâtre Italien, nel quale saranno allestiti Pirata e I Capuleti, e tenta invano di accordarsi con l’Opéra (dove assiste ai grands opéras di Meyerbeer e Halévy) e con l’Opéra-Comique. Nel febbraio 1834 gli riesce tuttavia di farsi scritturare dal Théâtre Italien: I Puritani nascono su libretto del conte Carlo Pepoli, poeta ed esule politico alla sua prima esperienza teatrale, avvicinato quasi certamente in uno dei salotti aristocratici che, secondo la sua abitudine, Bellini aveva preso a frequentare e nei quali fece la conoscenza, tra gli altri, di Chopin, Heine e Delacroix. La trionfale prima dei Puritani, il 24 gennaio 1835, consacra la reputazione di Bellini a Parigi: il re Luigi Filippo (sposato con una Borbone di Napoli) gli conferisce la Legion d’onore. In estate, mentre si andavano concretizzando richieste dall’Opéra e da vari teatri italiani, si manifesta nuovamente la malattia intestinale di cui il musicista soffriva da tempo, malattia che il 23 settembre 1835 lo conduce a morte prematura mentre si trova ospite di un conoscente inglese, Solomon Levy, nel sobborgo parigino di Puteaux. Sepolta al cimitero parigino del Père Lachaise, la salma di Bellini sarebbe stata traslata nel 1876 a Catania e tumulata nella Cattedrale